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  domenica 19 novembre 2017 ore: 01:51
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Biofeedback
Il biofeedback è una procedura sperimentale clinica che da la possibilità di gestire ed autocontrollare volontariamente determinate funzioni fisiologiche neurovegetative che normalmente non sono sotto il controllo della volontà.
La mente ed il corpo si influenzano reciprocamente. Questa intima connessione la si osserva in molte occasioni: quando si sta male fisicamente, ne viene a risentire anche l’umore; quando si è appesantiti, per aver mangiato troppo, abbiamo poca voglia di agire; dopo un’attività fisica piacevole abbiamo un umore migliore. Responsabile di queste influenze reciproche, che si definiscono psicosomatiche, è il Sistema Nervoso Autonomo.
Il Sistema Nervoso Autonomo è formato dal Sistema Simpatico e dal Sistema Parasimpatico. Questi due sistemi lavorano in tandem come in un rapporto reciproco. Il simpatico mantiene una vivacità di tono, mentre il parasimpatico calma e distende.
Il Sistema Nervoso Autonomo è quella parte del sistema nervoso che presiede le funzioni involontarie e automatiche del nostro organismo, come la respirazione, la digestione, il battito cardiaco, la sudorazione, il parto, ecc..
Le tecniche biofeedback, sono nate per rilevare e misurare proprio le reazioni del Sistema Nervoso Autonomo e per riuscire a ridurle ad una nuova consapevolezza. Ciò viene realizzato mediante una specie di allenamento con l’aiuto di un’apposita apparecchiatura computerizzata in grado di misurare alcune reazioni automatiche del sistema nervoso autonomo.
Tramite questa apparecchiatura è possibile registrare in diversi momenti, in stato di riposo o in situazione di attivazione emotività. Quindi, attraverso la rilevazione e l’osservazione strumentale, sul peculiare meccanismo biologico che si e alterato, si possono individuare quali sono le modifiche funzionali biologiche sulle quali bisogna intervenire.

Questa metodica è relativamente recente in Italia, in pochi anni il concetto di biofeedback ha attirato su di se un grande interesse, sia in lavori sperimentali che in aspettative terapeutiche, dato che si tratta di una metodica non invasiva, non farmacologia e pressoché priva di effetti collaterali.
Gli studi su questa tematica sono cominciati negli anni quaranta, per proseguire poi, in maniera più seria, fino alla fine degli anni sessanta.
Questa tecnica è nata negli Stati Uniti ed i primi ad utilizzarla furono, intorno agli anni 60, Miller, Snydey, Brener. Negli ultimi anni, con un apprezzabile successo, si sta diffondendo anche in Italia.
È stato ed attualmente è preda di continue ricerche, grazie alla sua facilità di applicazione ed di utilizzo, e per la sua metodica estremamente agevole e piacevole, perché basata su terapie rilassanti.
Oggi viene utilizzata in molti ospedali proprio nella cura della cefalea tensiva e di altre patologie legate soprattutto a disturbi psicosomatici. Inoltre questa tecnica la si sta utilizzando sempre più spesso nel mondo dello sport.
Il biofeedback utilizza un’apparecchiatura elettrica capace di rilevare gli infinitesimali campi elettrici generati dal nostro corpo per mezzo di appositi sensori posizionati sulla cute.
Normalmente viene usato su varie funzioni psicofisiologiche:

- TENSIONE MUSCOLARE - (EMG)
- TEMPERATURA CUTANEA - (THE)
- FREQUENZA CARDIACA - (H.R.)
- RESISTENZA ELETTRICA CUTANEA - (GRS)
- ATTIVITA’ ELETTROENCEFALICA - (EEG)

L’apparecchio utilizzato per il biofeedback è uno strumento elettronico computerizzato, alimentato da batteria, che rileva, registra e dà un feedback visivo ed uditivo dell’attività muscolare (EMG), della temperatura periferica (THE), della frequenza cardiaca (H.R.), dell’attività ghiandolare sudoripare (GRS), controllo dell’attività elettroencefalografia (EEG).
L’EMG, Biofeedback - elettromiografia, registra la tensione muscolare e l’attività elettrica legata alla contrazione muscolare e consente di emettere volontariamente una risposta di rilassamento, la cosiddetta Relaxation Response, contrapposta alla reazione di allarme.
L’THE, Thermal Biofeedaback o termografia, percepisce le minime variazioni di temperatura. Infatti, la temperatura periferica è un importante indice della vasocostrizione e, imparare a modificare
volontariamente la temperatura cutanea e conseguentemente la vasomotilità periferica, rappresenta un traguardo clinico importante per il trattamento dell’Emicrania.
Tra gli ambiti applicativi, in cui il THE Biofeedback è utilizzato, vi sono le cefalee vascolari ed il Morbo di Raynaud.
Nel biofeedback della conduttanza cutanea, il livello di conduttanza cutaneo è direttamente propozionale all’attività delle ghiandole sudoripare e di conseguenza, allo stato di attenzione emotiva della persona.
L’H.R. Biofeedbak è stato utilizzato in casi di fibrillazione striale, nella Sindrome di Wolff-Parchinson-White e nella gestione di forme d’ansia centrate sull’attività cardiaca. Clinicamente può essere applicabile nelle aritmie cardiache provocate da innumerevoli cause.
L’SCR (Galvanic Skin Resistence) biofeedback controlla il valore assoluto della resistenza elettrica che dipende dal grado di sudorazione delle mani, quindi dell’attività delle ghiandole sudoripare.
È stato utilizzato nel trattamento dell’ipertensione e delle balbuzie. Risulta applicabile anche nella gestione dei problemi relazionabili all’ansia e di molteplici problemi e disturbi psicologici e psicosomatici.
L’EEG biofeedback (Nerofeedback) consiste nel monitorare l’attività elettroencefalografica allo scopo di controllare ed di aumentare le onde elettriche prodotte dal cervello.
Viene utilizzato anche per l’insonnia, l’ideazione ossessiva, l’epilessia e lo stress.

Queste apparecchiature sono simili a quella utilizzata in medicina, per esempio, per la diagnostica elettrocardiografia. La differenza con questa apparecchiatura è che gli apparecchi per biofeedback non compilano solo dei grafici che dovranno essere interpretati dal tecnico, ma trasformano le variazioni elettriche in corrispondenti variazioni sonore o luminose (feedback), che portano all’attenzione cosciente della persona quello che avviene a livello fisiologico.
Il metodo biofeedback viene dunque utilizzato oggi per alleviare, in maniera dolce, tantissime patologie: cefalea trensiva, cefalea vascolare di tipo emicranico, morbo di Raynaud, dolori cronici e di origine oncologica, dolori da contrattura muscolare, torcicollo spasmodico, negli attacchi di asma e di emicrania, nell’incontinenza urinaria, nella riabilitazione di muscoli danneggiati da un’ictus o da un incidente, per curare l’insonnia e per altre condizioni provocate dallo stress.
Inoltre riduce il tic, la balbuzie, l’iperidrosi, le fobie e gli attacchi di panico, cura disturbi gasto-intestinali, ipertensione arteriosa, dermatosi e in odontoiatria sembra risolvere problemi di bruxismo, spasmi muscolari, rilassamento muscolere, sindrome temporo-mandibolare.
Il biofeedback, come abbiamo già detto, viene applicato soprattutto per il rilassamento muscolare, nella gestione di problemi relazionabili all’ansia e di molteplici problemi e disturbi psicofisici e psicosomatici.
Grazie ai dati forniti dai macchinari è possibile individuare quali atteggiamenti legati all’emotività, a funzioni fisiologiche e posturali si trovino in una situazione patologica.
La regolazione agisce a livello somatico sulla risposta neurovegetativa e neuroendocrina, a livello psichico sulla valutazione cognitiva dello stimolo stressante, sulla gestibilità di questo da parte del soggetto.
Infatti persone con problemi di ansia possono avvertire una fastidiosa tensione muscolare che peggiora in condizioni di stress emotivo, perciò spesso non riescono a rilassarsi volontariamente.
L’autocontrollo, in questo caso, si prefigge il compito di contrastare problemi legati a stati d’ansia e disturbi psicosomatici, e, d’intervere nella regolazione, con le tecniche di rilassamento, nei meccanismi logoranti innescati proprio dallo stress.

quali disturbi tratta:
Disturbi d'ansia
Cefalea Tensiva/Emicrania

dott. Claudio Pascucci
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