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  domenica 19 novembre 2017 ore: 01:49
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Disturbi alimentari
I disturbi dell’alimentazione sono diventati un problema di rilevanza sociale. In Italia circa 65.000 donne (tra i 15 e i 24 anni) soffrono di Anoressia Nervosa e Bulimia Nervosa: si stimano 8.500 nuovi casi all’anno. Non si tratta tuttavia di un problema solo femminile ma, soprattutto negli ultimi tempi, si rileva un aumento di incidenza del disturbo anche tra gli uomini. Nell’età dell’adolescenza, quando ci si confronta con il mondo esterno e si deve costruire il senso della propria identità adulta, il desiderio di avere un corpo adeguato alle aspettative altrui è una tematica frequente. Autostima, senso del proprio corpo e comportamento alimentare sono, soprattutto in quell’età strettamente legati. Tutti noi possiamo avere uno stile alimentare particolare, mangiamo da soli, velocemente, stiamo attenti a cosa mangiamo, ci nutriamo solo di alcuni cibi o ne divoriamo certi altri, ci mettiamo a dieta, saltiamo dei pasti, riduciamo le porzioni, ecc… L’alimentazione può essere disordinata, ossessiva o rigida, ma questi comportamenti spesso sono presenti nel contesto sociale e sono considerati normali. Quando, però, queste peculiarità incidono sulla qualità della vita di un persona in relazione ad aspetti individuali, familiari e sociali, possiamo considerare la presenza di un disturbo alimentare. Con il termine “disturbo del comportamento alimentare” (DCA) si identifica un disagio contraddistinto da un rapporto alterato con il cibo e il proprio corpo. All’alterazione del comportamento alimentare si aggiunge una distorta valutazione delle proprie forme corporee, con la sensazione di essere grassi, quindi brutti e di conseguenza non socialmente accettabili. Questa convinzione, vera o presunta, influisce negativamente sull’autostima. Il valore e il concetto di sé sono centrali per comprendere il DCA. Le persone affette da questi disturbi, infatti, come evidenzia Dalle Grave, medico, psicoterapeuta e direttore scientifico dell’AIDAP (Associazione Italiana disturbi dell’Alimentazione e del Peso), “giudicano il loro valore personale e quindi se stesse largamente o esclusivamente in termini di peso, forme corporee e di controllo dell’alimentazione, mentre la maggior parte delle persone si valuta sulla base della percezione delle prestazioni eseguite in vari ambiti della vita (es. relazioni, lavoro, sport, ecc..).” Lo sviluppo di questa modalità di “autovalutazione disfunzionale” alla base di un DCA, non è attribuibile ad un’unica causa, ma una concomitanza di fattori che possono variamente e diversamente interagire tra di loro nel favorirne la comparsa e il mantenimento. I disturbi alimentari non sono una semplice alterazione dell’alimentazione e non sono dovuti a mancanza di volontà; essi sono vere e proprie malattie che incidono sul modo di comportarsi, di pensare e sulla salute della persona e nelle quali certe abitudini alimentari errate diventano schemi comportamentali disadattivi fuori dal controllo dell'individuo. I DCA sono spesso una comunicazione non consapevole attraverso la quale la persona ci informa che il suo adattamento alla vita, il suo percorso di crescita, di conoscenza, di espressione, di accettazione e di affermazione non funziona adeguatamente. Possiamo, infatti, pensare ai DCA come ad una modalità, purtroppo sbagliata, messa in atto per risolvere dei problemi; problemi inerenti l’autostima, l’autonomia, la difficoltà di stare con gli altri, la paura del giudizio altrui, il perfezionismo, la difficoltà e la paura dei compiti dello sviluppo. Come ad una difesa per gestire le paure, che non si sa affrontare e si cerca di evitare, connesse ai quei problemi. Ancora più importante è sapere che i DCA possono essere curati.
Tipologia di disturbo
anoressia
bulimia
disturbi alimentari atipici

dott. Claudio Pascucci
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