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  domenica 19 novembre 2017 ore: 01:56
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Utilizzo del neurofeedback training per l' ADHD
Importanti e documentati studi suggeriscono l'efficacia del Neurofeedback ( biofeedback che utilizza la potenza delle onde cerebrali come segnale di feedback) come strumento terapeutico per il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD). Il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività è uno dei più comuni disturbi evolutivi la cui percentuale è stimata si situa intorno al 2-5%. I bambini diagnosticati con questo problema hanno difficoltà ad organizzarsi, a mantenere l’ attenzione per un tempo prolungato, a pianificare compiti che richiedono sforzo mentale e concentrazione. La caratteristica dello stimolo è per loro vincolante, si dimenticano il materiale scolastico e la consegna relativa al compito poiché altri stimoli spostano l'attenzione senza poi riuscire a ridirezionarla a ciò che stavano facendo. Altri bambini non presentano una specifica caduta attenzionale, ma manifestano una microattività motoria costante caratterizzata da una necessità fisica e fisiologica di muoversi e da un'impulsività che può essere sia cognitiva che comportamentale. Ci sono poi i sintomi secondari dovuti spesso al non riconoscimento del disturbo e ad una mancanza d'intervento adeguato. Essi sono: deficit cognitivi relativi all'elaborazione dell'informazione, difficoltà scolastiche e scarsa motivazione. L’ ADHD presenta alta comorbilità con i disturbi dell'apprendimento e con il disturbo oppositivo e provocatorio. L'orientamento attuale prevalente sottolinea gli aspetti organici dell'eziologia criticando la tendenza passata ad attribuire la causa del disturbo esclusivamente agli aspetti affettivo-relazionali. I tracciati elettroencefalografici di questi bambini mostrano in circa il 70 % un'eccessiva abbondanza di onde lente theta, specialmente nelle aree frontali e una ridotta attività delle frequenze più veloci, le onde beta (responsabili del deficit attentivo) e del ritmo sensorimotorio (la cui attività è deputata all'inibizione, al controllo e all'autoregolazione motoria) confrontati con i controlli. Partendo da questa ipotesi eziopatogenetica lo studio si propone di verificare il training del neurofeedback come trattamento ad hoc per l’ Adhd. Numerose ricerche hanno infatti dimostrato che l'aumento del ritmo sensorimotorio può essere di maggior beneficio per quei bambini in cui i comportamenti iperattivi/impulsivi sono maggiormente rilevanti essendo tale ritmo responsabile del controllo e della regolazione motoria. Una bassa attività beta è invece correlata con una dannosa attenzione e concentrazione; il training dell'attività beta può essere efficace per quei bambini che soffrono principalmente di problemi di disattenzione. Il trattamento delle onde theta viene eseguito su tutti i bambini con la finalità di inibire l'eccessiva interferenza di queste onde sulle performance cognitive del bambino. Il tipo di feedback è stato sia visivo che uditivo. DETTAGLI DELLA RICERCA Partecipanti Grazie alla collaborazione con l'AUSL di Rimini sono stati selezionati 10 bambini (8 maschi e 2 femmine) di un'età compresa tra i 6 e i 14 anni fra i 125 casi registrati nel 2003 che avevano ricevuto diagnosi di Disturbo da Deficit di Attenzione e provenienti da famiglie che prediligevano un trattamento non farmacologico. La durata del training per il gruppo sperimentale e l'attesa per il gruppo di controllo era di tre mesi circa. Neurofeedback Training Il training è stato condotto per un periodo di circa tre mesi. Il trattamento consisteva in 3/4 sedute settimanali della durata di 44 minuti somministrare da preparate psicologhe. I 44 minuti erano così suddivisi: 2 minuti di linea di base iniziale in cui avveniva una registrazione elettroencefalografica mentre il bambino stava attento senza ricevere il feedback, 40 minuti di training e 2 minuti di linea di base finale. Il training era suddiviso in 4 schermi della durata di 10 minuti ciascuno. Nel primo schermo compariva un aeroplano, nel secondo un pagliaccio dotato di palline e birilli, nel terzo un salmone in un torrente e nel quarto un mago con una bacchetta magica in compagnia di un delfino. Il bambino seduto su di una comoda poltrona aveva davanti a sé lo schermo di un computer e ciò che gli si spiegava era che avrebbe visto tali immagini e la consegna era di cercare di concentrarsi e di stare attento poiché se ciò fosse accaduto avrebbe visto l’ aeroplano volare tra le isole sopra il mare, il pagliaccio far ruotare le palline che aveva in mano, il salmone salire sul torrente e il mago riuscire a far saltare il delfino fuori e dentro l'acqua. Ogni movimento del personaggio dello schermo sarebbe stato accompagnato da un suono che indicava al bambino che l'obiettivo era stato raggiunto.Tutto ciò grazie al suo impegno e alla sua concentrazione. Le soglie iniziali sono state impostate dal somministratore nella modalità tale da non rendere il compito né troppo frustrante (uno scarso feedback sia visivo che uditivo demotivava il bambino il quale si sentiva incapace di impegnarsi nell'attività), né poco stimolante (un’eccessivo rinforzo avrebbe impedito il bambino nello sforzo ad impegnarsi a stare attento). Ogni volta che il bambino imparava a "lavorare" bene a determinati livelli, ossia quando il bambino riceveva un feedback visivo e uditivo abbastanza costante e continuo il primo obiettivo era stato raggiunto e si procedeva con regolare le soglie a livelli di difficoltà maggiori, quindi si innalzavano i livelli delle onde beta e si abbassavano quelli delle onde theta. Tutto ciò veniva regolarmente spiegato al bambino al fine di renderlo maggiormente consapevole. Durante tutte le sedute ogni bambino è stato regolarmente seguito dallo psicologo somministratore il quale passo per passo lo ha accompagnato durante un'attività molto impegnativa. Richiedere a un bambino con adhd di stare attento, di concentrarsi e di diminuire i suoi movimenti è tutt'altro che semplice sia per colui che fa la richiesta sia per colui che la riceve. È necessario tenere alta la motivazione in un'attività in cui è facile scoraggiarsi e non essere consapevoli dell'utilità dell'impegno e della costanza richiesti. La ricerca ha avuto risultati sorprendenti lasciando molti spunti sull' utilizzo delle tecniche di neurofeedback per il trattamento dell' ADHD. Fonte: http://www.neurofeedback-italia.it/
Fonte: http://www.neurofeedback-italia.it/ - 13/04/2012

dott. Claudio Pascucci
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